La storia del vino

 

La storia del vino è un po’ la storia della stessa umanità.

L’origine della “Vitis Vinifera”, la Vite da vino, risale alla notte dei tempi: reperti fossili dimostrano che questa pianta cresceva spontanea oltre 2 milioni di anni fa.

Si ritiene che già nell’età Neolitica si consumasse vino, inteso come uva fermentata, probabilmente “dimenticata” in un contenitore per qualche giorno.

La scoperta del processo di fermentazione fu, ovviamente, casuale come avvenne per la lievitazione del pane.

 

Le prime vere tracce di coltivazione della vite si trovano invece nella zona del Caucaso e più precisamente in Turchia circa 10.000 anni fa.

Ma la prima testimonianza sulla pratica della coltivazione della vite ci viene da un testo sacro: nella Genesi, il primo libro della Bibbia, si narra di Noè che, finito il diluvio, scende sulla terraferma e pianta una vite da cui ricaverà del vino.

E’ soltanto con la civiltà egizia che questa pratica agricola diventa preminente e arriva fino a noi sotto forma di affresco tombale (Tebe) dove vengono ritratte nel dettaglio tutte le fasi della lavorazione: dalla vendemmia al commercio del vino.

 

Le nuove civiltà emergenti del tempo fecero loro le pratiche di viticoltura e vinificazione e le esportarono in Europa.

Fu grazie a Greci e Fenici infatti se il vino si diffuse in terre come Italia e Francia che ne sarebbero diventate la patria.

Dalle colonie greche in Italia meridionale ( Sicilia, Puglia, Calabria) pian piano il vino e l’arte di fare vino si diffuse verso nord toccando tutto il territorio della penisola e arrivando fino alla zona dell’antica Rezia (Trentino, Friuli, Valtellina)

I terreni adatti alla coltivazione, l’aria salmastra e il caldo sole mediterraneo nonché la straordinaria vocazione alla vitivinicultura fece meritare al nostro paese l’appellativo di “Enotria - la terra del vino” e “ il paese prediletto da Bacco” (Sofocle)

 

Con l’avvento dell’Impero Romano le tecniche vitivinicole si svilupparono notevolmente e il vino divenne una bevanda “popolare” aumentandone così la richiesta.

Fu proprio grazie ai Romani, che cominciarono ad usare barili di legno per la conservazione del vino invece delle giare di terracotta e rudimentali bottiglie in vetro tappate con un fascio di corti stecchetti di legno legati tra loro e rivestiti da una colata di cera, nacquero i concetti di “annata” e “invecchiamento”.

Alla caduta dell’impero Romano seguì il preoccupante fenomeno dell’abbandono delle campagne a seguito delle sempre più frequenti invasioni barbariche; la viticoltura entra in crisi e ne uscirà solamente alle soglie del Medioevo quando, grazie ai monaci Benedettini e Cistercensi, arrivò l’impulso alla ripresa.

Il vino nella comunità cristiana è sempre stato un simbolo importantissimo e a seguito della richiesta di vino per celebrare i riti religiosi, la produzione ricomincia e migliora, grazie alle “moderne” tecniche adottate dai monaci che fecero della qualità della loro produzione una ragione di vita.

Il vino arrivò nelle città dove, per assurdo, si potevano trovare le prime taverne dove si poteva bere vino, ma ancora non esistevano locali dove poter mangiare.

Durante l’età delle Repubbliche Marinare i gusti in fatto di vino si affinarono ulteriormente grazie al vino dolce che proveniva dalle terre di Grecia. Questo era molto gradito ai ricchi mercanti veneziani e presto vennero impiantati vitigni di Malvasia e Moscato anche in suolo italico.

Nel Settecento e nell’Ottocento l’avvento del tappo di sughero, delle moderne bottiglie in vetro e la scoperta di nuovi metodi per affinare e conservare meglio questa delicata bevanda furono fattori determinanti per l’enologia, tecniche che sono rimaste quasi invariate fino ad oggi.

 

Ai giorni nostri ovviamente i materiali sono molto diversi rispetto a quelli di un tempo e ci è d’aiuto anche la scienza, che permette di capire a fondo i “segreti” di questa materia solo apparentemente semplice.

I consumatori di vino, infatti, rimangono ancora divisi in due grandi categorie: “quelli che bevono” e “ quelli che degustano” il vino.

Mentre i primi non hanno particolari pretese di qualità, i degustatori hanno ben presente che il vino è una materia unica ed ineguagliabile, ha un proprio corpo, una propria struttura, quasi fosse un bel dipinto, una soave melodia, una donna passionale e quando prendono un calice di vino in mano sanno perfettamente che non c’è solo vino nel bicchiere ma migliaia di anni della nostra storia.